Gay & Bisex
Il commerciante stanco
30.10.2025 |
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"“Vengo… cazzo!” Marco esplose con un ruggito, fiotti caldi e densi di sborra che schizzavano in gola ad Alex..."
Marco aveva cinquant’anni suonati, un corpo appesantito dagli anni passati dietro il bancone del suo negozio di elettronica nel centro di Milano. La pancia gli sporgeva un po’ sopra la cintura, i capelli grigi e radi gli incorniciavano un viso segnato da rughe profonde, ma i suoi occhi castani avevano ancora quel bagliore famelico, soprattutto quando, durante le lente ore pomeridiane, apriva l’app di chat gay sul telefono nascosto sotto il registratore di cassa.Il negozio era quasi deserto quel martedì di fine estate: solo un paio di clienti che sfogliavano cavi USB e caricabatterie. Marco fingeva di sistemare la merce, ma le sue dita scorrevano veloci sullo schermo. “50enne peloso, cerca ragazzo giovane per pompa discreta. Negozio centro, chiudiamo alle 20.” Mandava messaggi a raffica, con foto del suo cazzo semi-eretto nei pantaloni da lavoro, la cappella che premeva contro la stoffa. Le risposte arrivavano: “Troppo vecchio”, “Fake”, ma poi eccolo lì: Alex, 30 anni, profilo con torso atletico, muscoli definiti e un sorriso da stronzo. “Vicino, arrivo in 10 min. Voglio il tuo cazzo in bocca prima di cena.”
Marco sentì il sangue pompare nelle vene. Il cuore gli batteva forte mentre rispondeva: “Entra dal retro, ti aspetto dietro la cassa. Porta fame.” Chiuse l’app e si sistemò i pantaloni, sentendo il rigonfiamento crescere. Il negozio puzzava di plastica nuova e sudore accumulato, l’aria condizionata rotta da giorni rendeva tutto appiccicoso. Passò il pomeriggio in tensione, servendo clienti con la mente altrove, immaginando la bocca di quel ragazzo intorno al suo uccello maturo.
Alle 19:45, l’ultimo cliente se ne andò. Marco abbassò la saracinesca a metà, lasciando solo uno spiraglio per l’ingresso. Il cuore gli martellava nel petto. Sentì bussare piano alla porta sul retro. Aprì e lì c’era Alex: jeans stretti che gli fasciavano il pacco gonfio, maglietta aderente sui pettorali scolpiti, capelli castani arruffati e un ghigno eccitato. “Ciao papà,” disse con voce bassa, entrando e chiudendo la porta alle sue spalle. L’odore del suo dopobarba fresco si mescolò a quello stantio del negozio.
Marco non perse tempo. Lo spinse contro il muro vicino alla cassa, le mani callose che gli afferravano il culo sodo attraverso i jeans. “Succhiamelo qui, puttanello. Ho aspettato tutto il giorno.” Alex rise, si inginocchiò sul pavimento polveroso, le ginocchia che sfregavano contro scatoloni di merce. Slacciò la cintura di Marco con denti e mani, tirò giù i pantaloni e le mutande in un colpo solo. Il cazzo del commerciante schizzò fuori: spesso, venoso, lungo una ventina di centimetri, con la cappella rossa e lucida di pre-sborra. I peli grigi pubici erano umidi di sudore, l’odore muschiato e maschile riempì l’aria.
“Cazzo, che bestia,” mormorò Alex, leccandosi le labbra. Afferrò la base con una mano, sentendo le vene pulsare sotto le dita. Iniziò con la lingua, leccando dalla base fino alla punta, assaporando il sale del sudore accumulato. Marco gemette, una mano nei capelli del ragazzo, spingendogli la testa avanti. “Succhia, troia. Ingozzati.”
Alex aprì la bocca larga, ingoiando la cappella gonfia. La succhiò forte, la lingua che girava intorno al bordo, mentre la mano pompava il resto del cazzo. Slurping umidi e bagnati echeggiavano nel negozio vuoto, misti ai grugniti di Marco. “Sì, così… lecca le palle, puttanello.” Alex obbedì, tirando fuori il cazzo per un momento, la saliva che colava in fili appiccicosi sul mento. Prese le palle pelose in bocca una alla volta, succhiandole con avidità, la lingua che sfregava contro la pelle rugosa e sudata.
Marco era in estasi, le ginocchia che tremavano. Guardava giù: il ragazzo giovane, bello, con la bocca piena del suo cazzo vecchio e sporco di una giornata di lavoro. “Ingoia tutto, dai.” Spinse i fianchi avanti, ficcandoglielo in gola. Alex tossì, gli occhi lacrimosi, ma non si fermò. La gola si contraeva intorno alla cappella, milkiando il cazzo con spasmi. Saliva ovunque: sul pavimento, sulle labbra di Alex, sul bancone.
“Dimmi quanto ti piace il cazzo di un vecchio,” ringhiò Marco, scopandogli la faccia con ritmo crescente. Alex mugolava, la voce attutita: “Amo il tuo cazzo peloso, papà… sa di uomo vero… sborrami in bocca.” Le mani di Marco gli stringevano la nuca, scopando più forte. Il negozio era un casino: scatoloni spostati, il registratore di cassa che vibrava a ogni spinta.
Alex accelerò, una mano che si infilava nei propri jeans per segarsi il cazzo duro, l’altra che strizzava le palle di Marco. “Vengo… cazzo!” Marco esplose con un ruggito, fiotti caldi e densi di sborra che schizzavano in gola ad Alex. Il ragazzo ingoiò quasi tutto, ma un po’ gli colò agli angoli della bocca, bianco e appiccicoso. Tirò fuori il cazzo gocciolante, leccandolo pulito, succhiando gli ultimi spasmi.
Marco ansimava, il petto che si alzava e abbassava. Alex si alzò, si pulì la bocca con il dorso della mano, il suo cazzo ancora duro nei pantaloni. “Bella pompa, vecchio. Magari domani ripeto.” Uscì dal retro con un sorriso, lasciando Marco a sistemarsi, il cazzo molle e soddisfatto che gocciolava residui sul pavimento. Chiuse il negozio alle 20 in punto, l’odore di sborra che aleggiava nell’aria, già pronto a riaprire l’app il giorno dopo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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